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Dejan Udovicic, allenatore della Serbia,
in visita alla Pro Recco


foto: www.waterpoloserbia.org

E’ già capitato con Aguilar ct della Nazionale spagnola, ora accade con Dejan Udovicic allenatore del team serbo, tanto per citare solo l’ultimo alloro conquistato, Campione del Mondo Roma 2009.

Due giorni in riviera per incontrare i suoi ragazzi, i tre moschettieri della Pro Recco: Udovicic (semplicemente omonimo), Filipovic, Nikic.

Esattamente come l’allenatore vice campione del Mondo che venne a trovare Molina così Udovicic si occupa dei suoi ragazzi, senza cronometro o schemi.

Lo incontriamo proprio prima della partita contro l’Eger, seduto in tribuna, camicia a righe, fisico ancora possente proprio come quando giocava e comincia il racconto: “Di Vanja conosco tutto, è tempo che gioca nella Pro Recco, sono venuto specialmente per Nikic e Filipovic: loro non giocano nel campionato italiano ma solo in Coppa e già questa è una differenza. Voglio capire come stanno e come si sentono, come si stanno preparando, come si trovano e poi sono anche venuto per parlare con Pino Porzio, per trovare una collaborazione per il futuro. Siamo impegnati con la World League, un appuntamento importante, da preparare bene. Gli allenatori della squadre Nazionali devono considerare e rispettare le scelte della società relativamente a quali giocatori vengono impiegati ma proprio perché dobbiamo essere sempre pronti è necessario giocare più partite possibili, il prossimo appuntamento sono gli Europei in Croazia e le squadre Nazionali devono sapere su quali giocatori contare”.

Mister qual è il segreto della Serbia: “Il lavoro. La maggior parte degli atleti provengono dal Partizan, quelli che vi stanno giocando, quelli che vi hanno giocato. Dopo Pechino abbiamo deciso di cambiare lavorando in prospettiva già per le Olimpiadi di Londra: ora abbiamo giocatori giovani, una squadra giovane e di successo, in grado di essere competitiva, siamo convinti che alcuni di loro arriveranno anche ai Giochi Olimpici del 2016 in Brasile”.

Lei era allenatore quando Vanja Udovicic arrivò al Partizan, capì subito che aveva davanti un grande campione: “Giocava nelle giovanili, ottima leva la sua, molti atleti della classe 82-83 hanno poi debuttato in Nazionale: lui ha velocità, intelligenza ed un ottimo tiro, è una pedina fondamentale della mia Nazionale, ha la forza per tenere collegati i compagni di squadra, ha le capacità di un leader”.

Parliamo di un altro campione, Sapic, la pallanuoto mondiale ha perso qualcosa dopo il suo ritiro: “Non parlerei di perdita: questa è una generazione quella era un’altra generazione. E’ naturale cambiare: Filipovic, Molina, Udovicic ,Sukno, Boskovic sono la nuova generazione. Questa è la vita, è normale, noi rispettiamo i grandi campioni per quello che sono e per quello che fanno ma dobbiamo guardare al futuro. Senza dubbio Sapic è stato uno dei più forti giocatori nella storia della pallanuoto mondiale”.

Si parla tanto di promozione della pallanuoto, di programmazione, come lavorate in Serbia: “ Dopo la separazione dal Montenegro abbiamo provato a stare soli, poi abbiamo cercato di costituire la Lega Adriatica con il Montenegro, appunto, e con la Croazia, non conosco le ragioni ma Partizan e Honved non hanno aderito. Allora da quest’anno abbiamo dato vita all'’Inter League con Ungheria, Romania e Serbia. Penso sia stata una scelta giusta ora è necessario cambiare la formula dell’Eurolega e questo deve avvenire al massimo in tre o quattro anni, Siamo l‘unico sport che non gioca partite di qualificazione, dobbiamo programmare più incontri possibili, solo se ti confronti continuamente puoi essere il primo in Europa. Sono convinto che abbi amo le potenzialità per incrementare la pallanuoto, ci sono 16 o 20 squadre che possano giocare l’una contro l’altra in tutte le stagioni, tutto l’anno, incrementando così la pallanuoto per ciò che riguarda la qualità e la presenza sul territorio. Tutti dobbiamo investire di più nel settore giovanile: il Partizan ha 450 ragazzi, partono dai sei anni e saranno pronti a giocare quando ne avranno 15-16, a questa età sono consapevoli della scelta che hanno fatto, o è la pallanuoto o altre discipline sportive”.

Che tipo di allenamento proponete loro, nuoto o fondamentali con la palla e gioco: “ La maggior parte delle scuole pallanuoto ha sempre scelto una preparazione basata sul nuoto, ora stiamo cambiando. Da qualche anno a questa parte viene preferito il lavoro con la palla, secondo me è determinante. Non importa se la nuotata non è perfetta o non si è grandi nuotatori, diamo subito la palla ai nostri ragazzi perché devono imparare a lottare in acqua, c’è poi tutto il tempo per curare anche il nuoto: noi giochiamo a pallanuoto, non siamo nuotatori”.

Si dice che la scuola serba ha cambiato la pallanuoto, si gioca non più con la fantasia ma con la forza fisica, è possibile fare convivere queste due tecniche: “Se pensiamo alla Jugoslavia di Milanovic, una superstar dello sport, pensiamo che grazie a lui sono state vinte molte medaglie, oggi abbiamo cambiato, sono cambiate anche le regole a cominciare dal tiro dai cinque metri. Non penso però che la Serbia da sola abbia rivoluzionato la pallanuoto: c’è il gioco dell’Italia, della Grecia, della Spagna, una pallanuoto simile la propongono la Croazia, il Montenegro, la Serbia. Basta ricordare come è andata Final Four di Milano con Partizan, Recco, Jug, Olympiakos. Anche l’arbitraggio ha assunto una grande importanza responsabilità, dipende anche dalla loro interpretazione, di come e quanto vengono fischiati i falli semplici, le espulsioni, i rigori”.

Cosa pensare del momento della Pro Recco, due sconfitte in Campionato, contro il Savona e contro il Brescia: “Per me è stata una sorpresa ma hanno cambiato molti giocatori rispetto allo scorso anno, questa è un’altra squadra e una nuova stagione. E’ la formazione più forte d’Italia e il mio punto di vista è che non è così male perdere alcuni partite durante la stagione, pensiamo al Partizan ha perso ma è sempre andato in finale, oppure all’esperienza della Serbia ai mondiali di Roma. Il nostro è stato un cammino difficile: abbiamo perso contro la Spagna 9-11, vinto 20-3 contro il Kazakhstan, 8-8 contro l’Australia, ai quarti vinto contro l’Italia 7-5, l’Ungheria 10-9 ai supplementari, semifinale contro la Croazia e finale contro la Spagna: loro hanno perso per un rigore, noi abbiamo vinto per un rigore”.

Ecco appunto, Serbia spietata a Roma contro l’Italia: “Non abbiamo guardato in faccia nessuno, volevamo quel titolo, io ho creduto nella mia squadra e sinceramente ho preferito giocare contro l’Italia perché dopo aver perso la partita contro la spagna poteva succedere di tutto: ai Mondiali di Roma potevi finire decimo oppure primo, per la vittoria finale la partita contro la squadra padrona di casa è stata fondamentale”.

Che dire di questa sera Pro Recco-Eger: “ Ho visto l’Eger contro il Partizan e contro il Volgograd, l’Ungheria ha rinnovato e sta crescendo ma penso sempre al Recco come favorita per la qualificazione alla Final Four. Ci sono sei team che possono ambire all'oro finale: Partizan, Recco, Jug, Herceg Novi, Olympiakos, Primorac. Sei squadre per quattro posti, ci sarà da divertirsi”.

Mister ma non le viene voglia di giocare: “No, assolutamente. Non faccio il bagno d’estate neanche quando me lo chiede mia moglie: solo docce. Bisogna considerare che hai giocato tanto fino a dieci anni fa, poi diventi allenatore, vivi con la tua squadra almeno 6-7 ore al giorno, vi assicuro che non ti viene proprio la voglia di buttarti in acqua. Quando ho un po’ di tempo gioco a pallacanestro con gli amici e sono felice così”.

Ha parlato di sua moglie e il resto della famiglia? “Abbiamo una figlia di sette mesi, siamo sposati da 11 anni e la bimba è arrivata a giugno, è stato un bellissimo regalo. Questo per me è un anno molto speciale. Si chiama Danis Ana e non giocherà a pallanuoto”.

Mister ma come? “Perché per me la pallanuoto è uno splendido sport ma non per le donne, ci sono altre discipline molto più adatte come la pallavolo oppure il nuoto sincronizzato: prima di Pechino eravamo in ritiro con la Spagna a Barcelona, nello stesso impianto si allenava la Nazionale spagnola di sincro, era fantastico vedere quello che riuscivano a fare”.

L’omaggio è un video pescato come sempre dall’enciclopedia della pallanuoto di Manel Silvestre El Cuervo

Udovicic giocatore: anni 80 quarti d finale Coppa Dei Campioni, Barcellona-Partizan, tanti campioni da una parte e dall’altra, a 5.10 la controfuga e a 5.56 mentre ascoltale indicazioni dell’allenatore.











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