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Maurizio Felugo: "La mia Africa"

C’è stata la Coppa: a Eger la partita di ritorno, la vittoria per archiviare il pareggio in casa e anche altre nuvole. Ci sarà il derby di campionato contro il Bogliasco, sabato a Sori ore 19 ingresso libero. Ci sarà ancora il collegiale con la Nazionale, sempre a Sori a partire da lunedì.

Ci sarà poi la partita “Aiuta Haiti”, martedì sera a Sori ore 20.30, Italia contro Resto del Mondo formazione costituita da tutti gli stranieri che giocano in Liguria, nella massima serie,diretta Rai Sport Più: ingresso libero, ma si raccolgono fondi a sostegno dell’Unicef (di cui la Pro Recco è ambasciatrice), per i bambini di Haiti.

Nel frattempo ci sarà il tempo e la voglia di giocare un’altra partita “Vince la solidarietà”, organizzata da’Associazione Ten Ti Ala fondata da quattro ragazzi,uno di loro si chiama Maurizio Felugo e di professione è campione di pallanuoto.

E’ lui ad invitarci a questo speciale fuori programma: “E’ una partita di pallanuoto per un piccolo paese dell’Africa dove ho avuto la fortuna di andare l’estate scorsa, in particolare in un piccolo ospedale per bimbi. L’idea è nata un po’ di tempo fa e siamo riusciti a realizzarla grazie alla Chiavari Nuoto che ci ha messo a disposizione la piscina e a tutti i miei compagni della Pro Recco ed ex compagni che hanno aderito con entusiasmo, felici di partecipare a questo evento”.

Allora chi scenderà in acqua domenica alle 17.30 nella piscina di Chiavari? "I miei compagni della Pro Recco tutti, tranne Madaras e Kasas che si sono fermati a casa e rientrano proprio domenica sera, nomi famosi dunque e poi personaggi un po’ storici del levante e non solo: Crovetto, Mostes, Luca Mangiante, Matteo Mosto e tutti i miei compagni delle giovanili del Chiavari Nuoto con i quali abbiamo anche vinto uno scudetto categoria ragazzi mi sembra nel ‘94, ci saranno anche gli allenatori di allora Renzo Zonari e Diego Casagrande e ovviamente Eraldo Pizzo. Mischieremo le squadre ma sicuramente sarà una partita vera e anche un modo di incontrare grandi campioni di nazionalità differenti. Il programma prevede anche un buffet, insomma ci sarà da divertirsi”.

Ingresso libero ma da un centesimo in poi è tutto bene accetto: “Intanto vorrei ringraziare i ragazzi che hanno fondato l’Associazione con me, Federica, Maurizio, Maria Vittoria perché sono loro che si stanno occupando dell’organizzazione pratica dell’evento: ad esempio l’allestimento della vasca, la proiezione di un video, vogliamo far vedere dove andranno i soldi perché è giusto rendersi conto di qual’è il nostro obiettivo. Comincio con il ringraziare tutti per la fiducia, alcuni mi hanno chiesto dove possono inviare i contributi e domenica comunicheremo anche il conto corrente, ma il video sarà importantissimo per emozionarsi, per vedere i bambini che stiamo aiutando perché il ricavato andrà a loro. Ho capito che con niente possiamo davvero fare qualcosa anche per un giorno, un mese, un anno: quei bimbi sono tanti e hanno necessità di tutto. Nell’Ospedale di cui ci stiamo occupando ne tengono in vita tantissimi ma hanno continuamente bisogno di aiuto”.

Dove si trova esattamente il paese dove siete stati? “Nel cuore della Repubblica Centroafricana, è un paese maledetto perché pur avendo miliardi di risorse naturali come oro, petrolio, legno, gas, purtroppo geograficamente è in mezzo e siccome l’Africa è un paese gigantesco se non hai lo sbocco al mare diventa difficile a commercializzar. Sono tanti ad avermi chiesto la possibilità di mandare generi alimentari o vestiti ma le vie di comunicazione praticamente sono inesistenti, devi transitare attraverso altri stati ed è sia pericoloso sia complicato, a cominciare dalle dogane regolari ma soprattutto quelle “irregolari”, che bloccano l’arrivo di qualsiasi aiuto”.

Abbiamo detto che l’estate scorsa sei stato in Africa, tra un impegno e l’altro, ultimo solo in ordine di tempo la partecipazione ai Mondiali di Roma, e nonostante tutto hai trovato il coraggio ed il tempo per fare questo viaggio, per vivere questa esperienza, cosa hai visto? "Avevo il desiderio di andare in Africa, diciamo che ho sempre fatto vacanze divertenti nella mia vita e questo viaggio è stato particolare: sono stato 17 giorni nella Missione delle Suore Francescane a Bouar, ho fatto un po’ di tutto, soprattutto ho giocato con i bambini, ho capito che loro non hanno davvero idea di cosa ci sia al di là del loro piccolo paese”.

La tua giornata tipo? “Era molto semplice: non esiste la corrente elettrica quindi si va dalle 6 della mattina alle 6 della sera, è il sole a dettare i tempi. Sveglia quindi alle 6, colazione e poi si andava in Ospedale per dare una mano. Lavavamo i bimbi in una tinozza, arrivavano dalla campagna non vi dico come erano sporchi, poi tagliavamo le garze, sistemavamo medicinali, pannolini e vestiti nei magazzini, abbiamo montato i pannelli per radio Sirirì, fondata nel 1994 da don Fausto Brioni direttore di TelePace .

Noi ragazzi avevamo compiti più di fatica mentre le ragazze si occupavano anche del Centro Nutrizionale dove venivano preparati i pasti e dove si dava da mangiare ai piccoli ospiti, incarichi più da mamma. Il pomeriggio crolli, sopportare il caldo ed un clima così diverso non era facile così nel pomeriggio un po’ di siesta non ce la toccava nessuno, dopo il riposo ancora lavori ma soprattutto giochi con i bimbi”.

Di quali patologie soffrono? “Tutte. I bambini là muoiono per l’influenza, per il morbillo, per non parlare della malattie più gravi che sono vere e proprie piaghe come Aids, colera, malaria. Il primo grande e grave problema è la malnutrizione, non avendo le giuste difese i bambini si ammalano di qualsiasi patologia, i vaccini arrivano sempre con il contagocce e solo strutture come quella in cui siamo stati sono degne di essere chiamate ospedali, ho visto altri luoghi veramente imbarazzanti”.

Il governo locale, le istituzioni sono presenti, vi hanno aiutato? “Direi proprio di no, abbiamo avuto la fortuna di viaggiare e di alloggiare sotto la tutela dei Frati Cappuccini che ci hanno dato un mezzo per girare. Là le missioni cattoliche hanno un po’ più di protezione, la popolazione locale comincia a riconoscerle, dopo tanti anni cominciano anche a fidarsi, ed ora esiste la possibilità di intervenire concretamente. Per quello che riguarda il governo locale non c’è nessun tipo di contatto, è un regime dittatoriale, ci sono militari armati ovunque, è una realtà che non ho avuto modo di conoscere, siamo stati chiusi nel nostro piccolo micro-mondo”.

Maurizio, spesso i grandi della terra quando si incontrano, G8 ad esempio, promettono aiuti concreti addirittura stanziano aiuti concreti ad esempio per la lotta all’Aids, oppure per l’estinzione del debito, grandi annunci, strette di mano e poi più nulla. Se potessi sederti ad un tavolo con loro cosa chiederesti? “Purtroppo mi viene da dire che è tutto inutile nel senso che ci sono troppi interessi commerciali, lo sfruttamento di questi luoghi è talmente radicato che tutto il resto passa in secondo piano. Penso che se ognuno, anche nel proprio piccolo, avesse la possibilità di intervenire direttamente, un po’ come stiamo facendo noi, siamo solo quattro ragazzi e siamo consapevoli che non possiamo risolvere i problemi dell’Africa, però il messaggio che mi hanno trasmesso le persone che ho conosciuto là è proprio questo: è inutile ragionare in grande perchè tanto non c’è la volontà da parte di chi comanda e allora anche un granello, come si dice, là vuol dire fare stare meglio o addirittura fare vivere tanti bimbi. Mi viene solo da dire che alla fine quando ci sarà la volontà di portare l’Africa, ma anche anti altri posti nel mondo, al livello di altri continenti, i cosìdetti grandi dovranno cambiare la loro politica. Il problema è che la volontà è inesistente, il denaro viene prima di tutto, lo sfruttamento di queste terre è totale, succhiano tutto quello che possono prendere pagando comunque un prezzo non giusto, questo è il problema: se tutti noi, l’occidente, pagasse un prezzo giusto per quello che prendiamo a loro, forse, potrebbero avere una vita migliore: noi prendiamo ciò che non è nostro”.

Ci sono momenti in cui ti ha preso lo sconforto? “E’ difficile da spiegare ma i bimbi e la popolazione in generale non avendo idea di cosa c’è al di là della loro credono che la loro vita sia la normalità: sono sempre sorridenti, sempre contenti, e ci mettevano anche in difficoltà perché i bloccati eravamo noi. Certo è un’emozione incredibile, quando ti rendi conto che stai vivendo una realtà che hai visto solo nei telegiornali o letto sui libri, dico che chiunque dovrebbe vivere questa esperienza, un modo per capire l’ordine delle cose e capire che siamo super fortunati”.

Le reazioni dei tuoi compagni di squadra al viaggio e all'’invito alla partita “Vince la Solidarietà”? “Loro sapevano del viaggio che ho fatto quest’estate e hanno accettato subito. Quella di domenica sarà una partita divertente, non ci capita mai di giocare una partita senza avere l’obbligo di vincere, si sono detti tutti disponibili e in un periodo così fitto di impegni mi ha fatto molto piacere. Sono convinto che noi sportivi abbiamo l’obbligo di organizzare e partecipare a queste iniziative: siamo così fortunati, belli e famosi, viviamo una bella vita allora abbiamo l’obbligo di trasmettere qualcosa i buono”.

Ti ricordi i volti dei bimbi, i loro nomi? “Il simbolo dell’Associazione Tene Ti Ala è il volto di Dudù, una gemellina che quando siamo arrivati aveva appena perso la mamma, le suore ci hanno detto di occuparci particolarmente di lei: si è attaccata come una patella e noi ancora di più, quel viso io non lo dimenticherò mai”.

Ci tornerai? “Non è così semplice, l’istinto è di tornarci subito, di andarci ogni anno ma poi ci ragioni, gli impegni sportivi, la nostra vita ma abbiamo fondato l’Associazione per essere presente anche a distanza”.

Come dire di no, ci vediamo domenica a Chiavari.

Video omaggio: http://www.youtube.com/watch?v=SGrn7hF0Fzk







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