Ciao Alberto.
Savonese DOC... sei nato il 28 settembre 1974
Hai cominciato nella Rari Nantes Savona nella quale hai fatto tutte le trafile delle giovanili per approdare in prima squadra nell’anno 1988.
Che ricordi hai della tua esperienza a Savona?
Tutti i ricordi della mia gioventù sono legati a Savona compresi quelli dei miei inizi sportivi. Indimenticabile il primo scudetto in una città che ci amava e ci seguiva come fossimo dei divi del calcio, altri tempi.
Hai vinto 7 scudetti con 3 squadre differenti.
Dopo aver lasciato Savona ti sei trasferito a Roma dove nel 1999 hai vinto il tuo terzo scudetto personale.
Le emozioni saranno state diverse certamente ma si può trovare una similitudine tra i successi avuti a Savona, a Roma e a Recco?
Ogni scudetto ha una storia particolare fatte di persone, luoghi e circostanze uniche. La costante è rappresentata dalla gioia e dalla soddisfazione nel raggiungere l’obiettivo e nella voglia di rivivere il maggior numero di volte possibile quelle sensazioni.
Sei arrivato a Recco nel 2000. Da qualche anno sei il capitano della squadra e sei amato anche dai tifosi oltre che per la tua professionalità anche per l’ottimo rapporto che hai con loro. Quale è il motivo, secondo Te, per cui sei così apprezzato?
Premesso che non so di essere così apprezzato, spero solo di essere almeno rispettato per l’impegno costante con cui svolgo la mia attività sportiva e per l’attaccamento che dimostro verso la mia squadra di appartenenza.
Hai vinto la tua prima Coppa dei Campioni nel 2003 con la Pro Recco e poi le ultime due a Milano e Barcellona. Sicuramente la prima è stata speciale ma le ultime due sono la consacrazione di una grande squadra. Possiamo dire quale ti ha reso più felice?
Impossibile fare una graduatoria. E' chiaro che con la vittoria di quest’anno abbiamo fatto un passo importante nella storia del nostro sport.
Quest’anno la partita scudetto con il Brescia ha coinciso anche con l’ultima gara con i colori della Pro Recco di Vlado Vujasinovic che dopo 15 anni di “migrazione“ in Italia ha deciso di far una scelta di vita e tornare a Belgrado e finire la sua carriera nel Partizan.
Vlado è un tra i primi cinque migliori giocatori al mondo e a Recco abbiamo avuto il piacere e l’onore di averlo per 7 anni.
Sappiamo che Tu sei molto legato a Lui.
Come ti sei trovato a giocare fianco a fianco con Vujasinovic per tutti questi anni?
Sottinteso che giocare con lui è stato un autentico privilegio, affermo con certezza che ora mi manca di più Vlado come persona che come compagno di squadra, un uomo vero, un amico sincero.
Veniamo al capitolo Nazionale. Vanti 412 presenze, sei stato Campione d’Europa nel 1995 e hai partecipato a 4 Olimpiadi.
Purtroppo l’ultima esperienza a Pechino non è stata esaltante per i colori azzurri a causa di una serie di motivi che non Vi hanno permesso di esprimerVi al meglio.
Come giudichi l’esperienza di Pechino?
Malgrado il risultato sportivo negativo porto con me un buon ricordo di Pechino. La mia quarta Olimpiade è stata un’esperienza comunque nuova e vissuta con più maturità e consapevolezza delle altre.
Alberto tu sei amato e odiato allo stesso tempo perchè sei un lottatore e fino a che hai respiro combatti contro tutto e tutti. Hai raggiunto l’età di 34 anni e qualcuno si chiede quando ti toglierai la calottina e la lancerai ai tifosi per l’ultima volta.
Possiamo rassicurare i tuoi estimatori e dire che il traguardo dell’ultimo chilometro è ancora lontano?
L’età penso sia un falso problema quando si hanno ancora grandi stimoli e ci si sente pieni di energia. Inoltre giocare nella Pro Recco ed esserne il capitano, mi consente di raggiungere traguardi ambiziosi che vi assicuro... non stancano mai.
Facciamo quattro chiacchiere sulla situazione della pallanuoto in Italia. Gli spettatori diminuiscono sempre di più, impianti obsoleti, regole spesso cambiate da stagione in stagione.
Quale potrebbe essere per Te la ricetta per far si che il nostro sport torni a interessare alla gente?
E’ chiaro che la crisi globale che stiamo attraversando non favorisce il reperimento di sponsor da parte delle società. A questo, poi, se aggiungiamo la carenza endemica di strutture, l’assenza totale di reclutamento di giovani nelle scuole, l’errata collocazione temporale del campionato, l’eccessiva attività estiva delle nazionali e l’assenza di programmi seri e costruttivi a livello federale, ecco che abbiamo il quadro di una situazione non semplice.
Se riuscissimo a risolvere alcuni di questi punti saremmo già davanti ad una possibile rinascita del movimento.
Dalla stagione 2010/2011 in Italia giocherà un solo straniero. Qualcuno dice che sarà un bene per i giovani atleti italiani che avranno più spazio, qualcuno pensa che perderemo in classe e spettacolo.
Quale è la Tua opinione?
Non vi sono dubbi che diminuirà il livello di classe del campionato ma è anche vero che tre stranieri e naturalizzati sempre più frequenti hanno tolto molto spazio ai giovani.
Detto questo non pensino i giovani che automaticamente diventeranno dei campioni. Ci vogliono tempo e tecnici all'’altezza per creare grandi giocatori.
Nel 2007 insieme a tua moglie Valentina hai “vinto” un trofeo importantissimo , la nascita di tuo figlio Aiace.
Nell'Iliade, Aiace viene descritto come dotato di una robustissima corporatura, secondo solo al cugino Achille quanto ad abilità nei combattimenti. Ed è giudicato un autentico pilastro dell'esercito greco ed era il più valoroso guerriero dell'esercito guidato da Agamennone.
Diciamo che potrebbe essere un po’ la tua immagine.
Gli consiglieresti la pallanuoto?
Mi auguro solo di riuscire a trasmettergli la passione e la serietà che mi hanno permesso di emergere nella disciplina che svolgo e che a loro volta mi hanno insegnato i miei genitori.
Concludiamo questa intervista con un grande in bocca al lupo per la nuova stagione agonistica e per i tuoi prossimi successi.
Grazie Alberto.
Gianfranco Mantovani
Ufficio Stampa A.S.D. Pro Recco
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